Panta rei os potamòs*

«Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.»
(*Tutto scorre come un fiume)
Della nuvola e della quercia
“Strade che si lasciano guidare forte,
Poche parole piogge calde e buio,
Tergicristalli e curve da drizzare,
Strade che si lasciano dimenticare…”
[Strade, Subsonica]

Il viaggio non ha inizio. Non ha forma e ha tante forme. E’ un paradosso della mente. È la nuvola.
Quando apriamo gli occhi per la prima volta, siamo già in viaggio, chissà da quanto tempo. E’ per questo che non ci si può fermare. La vita stessa è un viaggio.
Possiamo solo scegliere quali percorsi affrontare. Se fingere di muoverci nella nostra gabbietta, girando ipnoticamente sulla nostra ruota da criceto, o avventurarci nel mondo con la curiosità di un bambino che scopre la realtà.
“How many roads must a man walk down,
before you can call him a man?”
[Blowin' in the Wind, Bob Dylan]
Il viaggio è inevitabile. È necessario. C’è il bisogno di conoscenza, la voglia di scoprire ed imparare:
“Ecco perché il Piccolo Principe aveva dovuto lasciare la sua stella e la sua rosa.
Per prendere a poco a poco conoscenza.”
[Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupérie]
Il viaggio, però, non avrebbe senso senza un punto di partenza. Come dicevo è un paradosso. Non ha un inizio. Ma anche il contrario. Diventa importante, perciò, avere un punto di riferimento, forte, stabile, imperturbabile. Da dove partire e dove tornare. La quercia.
Nel giusto equilibrio tra questi elementi, si svolge il nostro viaggio. A volte più nuvola a volte più quercia.
Spesso entrambi.






