E’ morto Peter Graves
«Come sempre, se tu o qualche altro membro della tua squadra doveste essere catturati o uccisi, l’agenzia negherà di essere al corrente dell’operazione. Questo nastro si autodistruggerà entro cinque secondi. Buona fortuna, Jim!»
LOS ANGELES – L’attore americano Peter Graves, 83 anni, celebre per il suo ruolo di Jim Phelps nella serie televisiva “Mission: Impossible”, è stato trovato morto nella sua abitazione a Pacific Palisades, a ovest di Los Angeles. Lo si è appreso da fonti di polizia, secondo cui l’attore è morto di “morte naturale”. (fonte: ANSA)
Il quarto tipo
“In Alaska, dagli anni 60 si sono verificati tantissimi casi di sparizioni misteriose. Nonostante le molteplici investigazioni del FBI, nessun caso è mai stato risolto. Nella cittadina di Nome, la dottoressa Abigail Tyler, psicologa, comincia a videoregistrare le sedute con pazienti traumatizzati e comincia a scoprire le più inquietanti prove di rapimenti alieni mai documentate…”
Un mix, sapientemente miscelato dal regista Olatunde Osunsanmi, tra film e documentario, che evoca inquietudine e sgomento.
Fin da subito ci viene spiegato da Milla Jovovich in persona, che nel film interpreta la psicologa Abigail Tyler, protagonista del film, che quella che stiamo per vedere è la trasposizione cinematografica di fatti realmente accaduti nella città di Nome, in Alaska. È chiaro che questo faccia parte del film, anche se, al dire il vero, cercando in rete non è poi così chiaro se i fatti siano realmente accaduti o meno. Dopo tutto storie come questa che racconta di un CE4 (Close Encounter di IV tipo) ne esistono a migliaia.
La storia sembrerebbe una come tante in stile X-files, ma questa ci si accorge subito essere del tutto originale. Sicuramente il montaggio, a volte ansiogeno, che affianca le scene del film a quelle “realmente” documentate, è il primo aspetto decisivo. Poi si può considerare il fatto che, in fin dei conti, non viene mai asserita nessuna verità. Sì, si vede qualcosa, ma non del tutto. Insomma lascia lo spettatore con molti più interrogativi di quanti ne potesse avere prima della visione del film. E per me questo è davvero interessante.
“Avatar” è razzista?
Per alcuni è la storia del “Messia bianco” che salva gli indigeni.
“Avatar”, l’ultimo film di James Cameron in uscita venerdì nelle sale italiane, è la storia di un marine americano che, trovandosi su un pianeta abitato da alieni dalla pelle blu, simpatizza e si unisce a loro nel combattere gli umani. Secondo un piccolo ma attivo gruppo di contestatori che si fa sentire su Internet, è solo la nuova versione di un classico tema dal sottofondo razzista: l’uomo bianco che arriva a salvare il “buon selvaggio”. Da quando il film è uscito negli Stati Uniti tre settimane fa, riscuotendo un clamoroso successo di critica e pubblico, sono spuntati centinaia di blog, articoli di giornale, messaggi su twitter e video su youtube per protestare contro una “fantasia sulla razza dal punto di vista dei bianchi”. Cameron, è stato detto, ha ripreso “la favola del Messia bianco” con tante analogie con pellicole come “Balla coi lupi”, “L’ultimo samurai” o “Un uomo chiamato cavallo”.
Cameron ha sempre detto di aver voluto fare un film sul rispetto delle differenze e sulla tolleranza. La maggior parte degli americani bianchi, in “Avatar”, sono avari, immorali e violenti al limite della caricatura. In un’email inviata alla Associated Press, Cameron ha detto che Avatar “ci chiede di aprire gli occhi e vedere davvero gli altri, di rispettarli anche se sono diversi, nella speranza di trovare un modo di prevenire i conflitti e vivere più in armonia su questo mondo”.
[APCom - 11/01/2009 17.02]
Curiosità: cercando la definizione della parola “avatar”, ho trovato su wikipedia qualcosa che mi ha colpito e che, almeno io, fino ad oggi ignoravo.
“Presso la religione Induista, un avatar o avatara è l’assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti. Questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa “disceso”; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti.
Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama…” [+]








