Marea nera: la Bp conclude la cementificazione del pozzo
New Orleans – Bp ha concluso l’operazione di iniezione di cemento nel pozzo di petrolio, all’origine della marea nera nel Golfo del Messico, destinata a tapparlo definitivamente. “Non è la fine, ma questo ci assicura praticamente che non c’è più il rischio di perdite di petrolio nell’ambiente”, ha detto a Washington l’ammiraglio Thad Mullen, responsabile per il governo Usa della supervisione del dossier sul disastro ambientale nel Golfo del Messico.
All’operazione, nota col nome di “static kill”, iniziata martedì con l’iniezione di fango pesante per contenere la pressione del greggio, si è arrivati dopo quasi quattro mesi in cui per molto tempo hanno prevalso insuccessi e frustrazioni. Il 20 aprile l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon di BP ha ucciso 11 operai e ha gradualmente riversato in mare quasi cinque milioni di barili di greggio. Per tre mesi Bp non è stata in grado di contenere il petrolio in nessun modo, attirandosi le ire degli abitanti della regione e della Casa Bianca.
Tre settimane fa gli ingegneri sono riusciti a calare una cupola sulla bocca del pozzo in grado di contenere, almeno temporaneamente, la fuoriuscita. Ci vorrà almeno un giorno perché il cemento si solidifichi, e almeno altri cinque per ultimare un secondo pozzo, a 5.500 metri di profondità, e che andrà a intersecarsi con il vecchio pozzo necessario per tappare definitivamente quello danneggiato Bp e il governo non dichiareranno vinta la battaglia fino a quando anche l’operazione con il secondo pozzo non sarà completata.
[Fonte: Apcom]
“Avatar” è razzista?
Per alcuni è la storia del “Messia bianco” che salva gli indigeni.
“Avatar”, l’ultimo film di James Cameron in uscita venerdì nelle sale italiane, è la storia di un marine americano che, trovandosi su un pianeta abitato da alieni dalla pelle blu, simpatizza e si unisce a loro nel combattere gli umani. Secondo un piccolo ma attivo gruppo di contestatori che si fa sentire su Internet, è solo la nuova versione di un classico tema dal sottofondo razzista: l’uomo bianco che arriva a salvare il “buon selvaggio”. Da quando il film è uscito negli Stati Uniti tre settimane fa, riscuotendo un clamoroso successo di critica e pubblico, sono spuntati centinaia di blog, articoli di giornale, messaggi su twitter e video su youtube per protestare contro una “fantasia sulla razza dal punto di vista dei bianchi”. Cameron, è stato detto, ha ripreso “la favola del Messia bianco” con tante analogie con pellicole come “Balla coi lupi”, “L’ultimo samurai” o “Un uomo chiamato cavallo”.
Cameron ha sempre detto di aver voluto fare un film sul rispetto delle differenze e sulla tolleranza. La maggior parte degli americani bianchi, in “Avatar”, sono avari, immorali e violenti al limite della caricatura. In un’email inviata alla Associated Press, Cameron ha detto che Avatar “ci chiede di aprire gli occhi e vedere davvero gli altri, di rispettarli anche se sono diversi, nella speranza di trovare un modo di prevenire i conflitti e vivere più in armonia su questo mondo”.
[APCom - 11/01/2009 17.02]
Curiosità: cercando la definizione della parola “avatar”, ho trovato su wikipedia qualcosa che mi ha colpito e che, almeno io, fino ad oggi ignoravo.
“Presso la religione Induista, un avatar o avatara è l’assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti. Questa parola deriva dalla lingua sanscrita e significa “disceso”; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti.
Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama…” [+]












