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Ovvero: la Chiesa e i soldi degli italiani.
E quando si dice italiani si intendono proprio tutti gli italiani. Non solo quelli che mettono la “X” sulla casella per devolvere l’8 per mille alla Chiesa Cattolica.
Cercando di capire il funzionamento di questo dazio “facoltativo”, mi sono messo a cercare nella rete informazioni a riguardo, trovando moltissimo. Tutte cose che stranamente alla tv non dicono, che raramente trovi sui giornali.
La scelta nella dichiarazione dei redditi su come devolvere l’8 per mille è il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce, in base alle preferenze dei contribuenti, l’8% dell’intero gettito fiscale Irpef, secondo un legge del 20 maggio 1985.
Una parte interessante di questa legge dice:
“(…) Le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. (…)”
Per capire meglio i meccanismi di questo curioso sistema di attribuzione vi invito a leggere questo articolo.
Vi suggerisco, inoltre, la lettura di un articolo di Curzio Maltese (La Repubblica) affronta l’argomento dei conti della Chiesa.
:::::::::: AGGIORNAMENTO (04/06/2010) ::::::::::
Aggiungo il servizio di Report andato in onda su Rai3 il 30/05/2010, dal titolo “Il boccone del prete”!

“Ad una settimana dal terremoto, l’aumento continuo dei soldati Usa e la possibilita’ che ne giungano altri 3.500 delle Nazioni Unite, hanno portato un barlume di speranza fra i sopravvissuti di Haiti, alla ricerca disperata di rifornimenti e sicurezza.”
[da Asca.it]
Purtroppo la grave situazione di caos generata dal terribile evento di una settimana fa, ha portato ad un clima di precaria sicurezza. Come precarie sono le condizioni generali di chi vive questa esperienza e che vive tutti i giorni in un paese che già da tempo è piegato dalla condizione di povertà e sottosviluppo. Paese che è considerato il meno sviluppato dell’emisfero settentrionale e uno dei più poveri al mondo.
Il tragico terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito l’entroterra, devastando in particolare la città di Port-au-Prince.
Ricordo che per il maremoto dell’Oceano Indiano del dicembre 2004 la mobilitazione mondiale non si fece attendere. In quel caso ci fu un’attivazione più rapida, a mio avviso, di tutte le strutture di emergenza delle nazioni europee e degli altri grandi paesi. Forse perché coinvolte direttamente dalla presenza in quelle zone dei tanti turisti, forse per altri motivi, non lo so.
Quello che so è che allora anche le associazioni di volontariato, sia quelle più grandi a carattere nazionale, come la mia, che quelle più piccole, vennero attivate immediatamente. Attivazione che arrivò sia per aiutare nelle operazioni di carico per l’invio degli aiuti, ma, soprattutto, per la partenza. Poi, in effetti, non furono molte le organizzazioni (non parlo certo di quelle internazionali come la CRI o lo SMOM) a partire, però eravamo pronti, come sempre del resto.
Al momento credo l’ostacolo più grande sia la sicurezza. Però allo stesso tempo mi chiedo se in fondo un volontario disposto a partire per aiutare a trovare ancora qualche bambino vivo sotto le macerie o portare aiuto e conforto a chi ha perso tutto, si ponga il problema.