Archive for settembre, 2010
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“A long time ago came a man on a track
walking thirty miles with a pack on his back
and he put down his load where he thought it was the best
made a home in the wilderness…”[Telegraph Road, Mark Knopfler]
Continuano i problemi sulla piattaforma di microblogging più usato al mondo.

Non è più il solito messaggio: “Twitter is over capacity” a tormentare gli utenti del social network, quanto i continui errori di visualizzazione della piattaforma stessa.
Ieri sera ad esempio si erano azzerati dalle pagine personali degli utenti tutti i fallower e i fallowing (rispettivamente le persone che ti seguono e quelle seguite). Oggi (proprio adesso mentre scrivo) il sito, oltre a ad un continuo sfasamento del css, risulta letteralmente impazzito mandando in continuazione messaggi di errore. Se è vero che stanno lanciando la nuova versione di Twitter, non credo abbiano scelto il modo più corretto, creando tutti questi disagi per gli utenti.
Rimaniamo, impotenti, ad osservare che succede…
Aggiornamento delle 14,45
A quanto pare Twitter è stato preso di mira da un attacco di hacker.
Altre informazioni su questo attacco sul blog Kawakumi.com.
Se avete problemi ad uscire da Twitter potete andare direttamente qui: http://twitter.com/logout
Aggiornamento delle 16,00
A quanto pare, dopo circa due ore e mezzo, l’attaco è terminato.
Ilyas è un collega di una mia amica che vive e lavora in Pakistan per conto di una società di informatica. Le alluvioni del mese scorso hanno praticamente devastato il villaggio dove lui è nato e vive la sua famiglia.
Il villaggio di cui sono originari si chiama Jampur ed è un posto sperduto nella regione del Punjab nel cuore del Pakistan.
Ilyas ha creato il sito del villaggio e sta raccogliendo fondi per aiutare la popolazione locale e la sua famiglia.
Si può contribuire, anche con poco:
.
Con l’occasione del giro in moto di sabato scorso, sono passato per L’Aquila, per salutare un amico e per vedere con i miei occhi la situazione attuale.
Una città evidentemente ferita con un’atmosfera del tutto insolita. Ho ben chiare in mente le immagini di quei giorni successivi al 6 aprile, ricordo benissimo le persone, le strade, i palazzi… In particolare non potrò mai scordare lo scenario di Onna completamente rasa al suolo.
Oggi quello che si può trovare è una città desolata con ancora tantissime ferite. Una città “fantasma”, perché la maggior parte delle strade del centro sono chiuse, come i negozi o le altre attività. Avevano riaperto il corso principale, quello che va dalla fontana alla villa, dove si potevano trovare un paio di bar aperti e dove gli aquilani potevano passeggiare, godendo, per così dire, della loro città. Ma in questi giorni è stata richiusa a causa, penso, delle scosse che, se pur lievi, creano ansia a tutti (anche “grazie” ai media).
Via XX Settembre è percorribile e il cratere lasciato dalla Casa dello Studente è una delle scene più toccanti e angoscianti che si possano vedere. È impossibile non farsi prendere dalla commozione per quei ragazzi spariti tra le macerie quella maledetta notte e, al contempo, dalla rabbia per quell’edificio “nuovo” crollato, mentre le strutture adiacenti, se pur in cattivo stato, sono ancora lì. Non ci sono parole.
Ci vorrà ancora molto tempo per far sì che L’Aquila torni ad essere la città di una volta, ma mi auguro che gli aquilani non desistano da questo obiettivo.
«Gridarono tutti insieme “facciamo una città così bella che nessun’altra nel regno le si possa paragonare”»
[Buccio di Ranallo, Cronache dalla fondazione dell'Aquila]
(*) Resta ferma.