Jan restaura New York. Con i Lego.
I palazzi della grande Mela hanno bisogno di un piccolo restyling, ma le casse del comune piangono. Accade ovunque. In tempi di crisi economica anche a New York.
La soluzione l’ha trovata l’artista tedesco Jan Vormann ed è davvero originale: riparare con i mattoncini Lego le crepe.
Dopo aver sperimentato la sua idea “che mescola arte e funzionalità” a Berlino, Jan è sbarcato a New York, con l’intenzione di “dare una mano al sindaco Bloomberg nella sua lotta quotidiana per rendere la città sempre più stupefacente”.
Alcune delle sue riparazioni intorno a Central Park e Bryant Park sono già state rimosse, altre continuano ad attirare l’attenzione dei passanti i.
Sul sito ufficiale trovate tutte le foto.
Credo
“Qua nessuno c’ha il libretto d’istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro come viene, a suo modo,
qua non c’è mai stato solo un mondo solo…
Credo a quel tale che dice in giro che l’amore porta amore, credo…
Se ti serve, chiamami scemo, ma io almeno credo…”
[Luciano Ligabue, Almeno Credo]
Codice Genesi
“Trenta inverni fa, la guerra aprì un buco nel cielo, furono in pochi a sopravvivere, la nostra unica speranza è nelle mie mani.”
Un uomo in un futuro non troppo lontano, circa trenta anni dopo l’ultima guerra, sta attraversando in solitudine la terra desolata che un tempo era l’America. Il suo nome è Eli (Denzel Washington). Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte e campi inariditi sono i segni di una catastrofica distruzione.
Le strade sono in mano a bande che ucciderebbero chiunque per un po’ d’acqua, ricordando inevitabilmente gli scenari di Ken il guerriero o la serie Mad Max.
Il protagonista è un viaggiatore che sa bene come difendersi, combattendo con straordinaria velocità e competenza. Ma non è la propria vita che difende così ferocemente, ma la speranza per il futuro: una speranza che porta con sé e protegge da trenta anni.
Solo un altro uomo in quel mondo in rovina comprende il potere che Eli detiene, ed è deciso a impadronirsene. Quest’uomo è Carnegie, il despota di una precaria città di killer. Eli possiede un libro che contiene il segreto per restituire all’umanità speranza e dignità.
Il libro è la chiave di tutto, come si capirà solo alla fine. È il simbolo della conoscenza e del potere, quello che guida gli uomini e che li porta al miglioramento.
Un film che consiglio a chi non vuole vedere solo un film d’azione. Qualcuno lo ha definito un mix tra un film thriller, uno di fantascienza e un western. Ho letto critiche sulla parte iniziale troppo lenta, che io, invece trovo straordinariamente coinvolgente. Il ritmo lento, l’atmosfera arida e solitaria, unita all’effetto desaturato della pellicola ti trascinano nel film. Molto forte la connotazione religiosa, anche se non dà nessun tipo di indicazione a senso unico. Una visione come tante.
Invictus
“(…) Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Son Io il signore del mio destino.
Son Io il capitano dell’anima mia.”
[Da Invictus, di William Ernest Henley]
La storia è ambientata in Sudafrica, nel periodo immediatamente successivo alla caduta dell’apartheid e all’insediamento di Nelson Mandela (Morgan Freeman) come presidente. Appena entrato in carica, Mandela si pone l’obiettivo di riappacificare la popolazione del paese, ancora divisa dall’odio fra i neri e i bianchi afrikaner. Simbolo di questa spaccatura diventa la nazionale di rugby degli Springbok, simbolo dell’orgoglio afrikaner e detestata dai neri, che però proprio in seguito alla caduta del regime dell’apartheid viene riammessa nelle competizioni internazionali dopo un boicottaggio di circa un decennio. In vista della Coppa del Mondo del 1995, ospitata proprio dal Sudafrica, Mandela si interessa alle sorti della squadra, con la speranza che una eventuale vittoria contribuisca a rafforzare l’orgoglio nazionale e lo spirito di unità del paese. In particolare, entra in contatto con il capitano Francois Pienaar (Matt Damon), facendogli capire l’importanza politica della incombente competizione sportiva. Questa frequentazione fra Pienaar e Mandela dà inizio a una serie di eventi che rafforzano il morale degli Springboks (reduci da un lungo periodo di sconfitte) e li conducono fino a una insperata vittoria in finale contro i temibili All Blacks. Il successo della nazionale diventa simbolo della grandezza della neonata “Rainbow Nation”.
[da Wikipedia.it]
A mio parere un bellissimo film, diretto da un Clint Eastwood impeccabile. E l’interpretazione di Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela non è da meno. Matt Damon se la cava bene, anche se da l’idea di essere un po’ inespressivo. Caratteristica che nella passata interpretazione della trilogia di Bourne (The Bourne Identity, The Bourne Supremacy, The Bourne Ultimatum) gli dava la giusta connotazione caratteriale, qui mi sembra un po’ riduttiva.
Da vedere assolutamente!





